claustrofobico metropolitano

Costretta a vivere in una sorta di soffocante cubo metropolitano, la ripetizione ossessiva dell’immagine attraverso il varco della finestra, giorno dopo giorno, allontana dalla realtà.

Il disegno onirico diventa l’espressione diretta dell’inconscio ed emerge indipendentemente da qualsiasi controllo della ragione.  L’uso contraffatto del colore permette di riportare alla luce le forme occultate nel subconscio  proiettandole sull’immagine, nella loro simbologia,  ed entrando direttamente in rapporto con la storia personale come in una “scena psicodrammatica”.

Gli schemi mentali sono radicati, difficili da abbattere, e provocano un costante senso di ineluttabilità. Gli istinti ancestrali emergono, ma vengono rapidamente ricacciati nel profondo. Tutto appare in un contraltare di emozioni che passano dal nero più cupo ad un abbagliante chiarore del cielo dove il desiderio illusorio di raggiungere il proprio appagamento interiore si identifica con lo scorrere delle nubi verso una meta lontana, non ancora identificata.

(Marina Rossi)